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sa barduffula trottola

Giochi e giocattoli dei bambini e adolescenti di Ardauli

  |   Storia

 

Se per i giovanotti e gli adulti i canti, i balli e la morra rappresentavano i principali momenti di svago e di socializzazione, per i bambini e gli adolescenti c’erano numerosi giocattoli e giochi che permettevano loro di stimolare la loro mente, cercare la collaborazione dei compagni di gioco, e di confrontarsi lealmente con loro.


Si trattava per lo più di giocattoli costruiti dagli stessi bambini con materie prime semplici, legate anche alla stagionalità delle stesse, oppure riciclate.


L’avena selvatica, “su ‘enarzu”, rappresentava la materia prima per costruire “S’ena”, strumento a fiato elementare, e “Su lobu po cassare tzirighettas”.


Le foglie dell’asfodelo, “s’arbutzu”, invece venivano usate per costruire “S’iscala ‘e su sorighe”, mentre quando sfioriva, “S’iscralia”, con lo stelo secco si costruiva “Su furrieddu”, la girandola.


Le pale del fico d’India venivano modellate per fare “Su carru ‘e figumurisca”.


Il sambuco, “su sauccu”, era utilizzato per fare “S’istinchinette”, ovverosia una cerbottana.


Con le pietre appiattite, sostenute da dei bastoncini, si costruivano le trappole per gli uccellini “sas perdaghes”.


Con il fango e qualche pietruzza, dopo gli acquazzoni si facevano “sas pischinas”, lungo le canalette che scorrevano in mezzo alla via.


Un po’ più elaborata era la costruzione della fionda, “sa frunda” e del tiraelastico, “su tiralasticu”, che richiedevano corregge, cuoio e un rametto ad ipsilon.


Una correggia, un pezzo di legno duro ed una punta in ferro erano invece necessari per costruire una trottola, “sa barduffula”.

 


Con le canne si potevano costruire sia giochi come “su carrutzu” e “su caddu e canna” che semplici strumenti musicali come “su sulittu” e “sas arranas”.


Una noce svuotata del suo contenuto, un bastoncino, una cordicella e un pezzo di sughero arrotondato era il necessario invece per costruire “su sega nughe”.


Con il fil di ferro grosso si costruiva “su criccu e s’ancarone”.


Infine, “sas pippias de tzapulu”, le bambole fatte in casa , la cui manifattura necessitava della canna che serviva da supporto e di vecchi ritagli di stoffa, sagomati adeguatamente per vestirla con i capi di abbigliamento .


Quando non si avevano giocattoli i bambini giocavano in autonomia, un modo altrettanto utile per passare il proprio tempo sviluppando creatività e concentrazione. Si poteva giocare a “Cuccuri fittu”, fare le capriole, “tintirizone” dondolarsi sul ramo di un albero, “fuzi fuzi“, fare lo scivolo. Inoltre quando in alcune stagioni si potevano acchiappare insetti, quali le coccinelle, “pibiolas”, molluschi gasteropodi come le lumache, “pintzi grogu” o piccoli rettili come le lucertole, “tzirighettas” e recitare loro dedicate filastrocche.


Quando i bambini si incontravano i giochi rappresentavano un momento di interazione sociale di confronto e di leale competizione. I giochi di gruppo erano tanti, alcuni non necessitavano di nessun oggetto come “sa manu morta”, “a canes”, acchiapparello, “a cua cua”, nascondino, “a zirola”, “a liberare”, “ su sedatzeddu”, “luna monta”, “sas tres colonnas”, “s’istrumpa”, “tzacca e pone”, “su carrazu” che non era un vero e proprio gioco bensì un rito benaugurale fatto dal padrino di un battezzando quando, uscendo dalla chiesa, buttava una manciata di monetine nel sagrato, sulle quali si lanciavano i bambini per poterle prendere. Altre volte nel giocare veniva recitata una filastrocca “mori mori”, “custu est su procu…”, “poddigheddu…” , “pibiu sanu”, “pitzuli nennere”, “su pudzone ‘olat”…


Altre ancora erano necessari dei semplici oggetti come il caso di “s’imbrestia”, “sa codischedda”, “a piscare” o la recita di filastrocche come in “buscu buscu”, “su cumberu ‘etzu” e “Ite porto”.


C’erano poi i giochi che si facevano con oggetti riciclati, “a ‘uttones”, con i bottoni staccati dai capi dismessi, “a lameddos”, con i tappi appiattiti delle bibite e delle bevande.


Quando poi arrivarono le figurine si giocava “a figurinas”, con le biglie “a biglias” e se si aveva qualche moneta “a pische o timone”.


C’erano poi i giochi per adolescenti come “su jogu ‘e su chintorzu” e “su jogu ‘e s’arresorza”, che necessitavano di forza e abilità.


Infine un gioco rituale per tutte le età, che si faceva l’ultima notte dell’anno, era quello di “sos isposos”.

 


Giuseppino Cocco