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Canto Polivocale Ardauli

Il canto polivocale ad Ardauli

  |   Musica

Il repertorio di canti polivocali nella tradizione Ardaulese è ampio e variegato e comprende sia canti religiosi che profani.

I primi, sicuramente i più numerosi, sono tuttora usati in occasione dei vari riti liturgici quali vespri, novene e processioni. Basti pensare a “S’orrosariu cantau”, “S’innu a Santu Chirigu e Zulitta” “S’innu a Santu Cosomo e Damianu”, ma anche alle varie “Laudes” e ai canti della Settimana Santa. Tutti questi canti sono ormai eseguiti all’unisono ma, gli ultimi e quelli dell’”Ordinarium missae” venivano cantate , fino agli anni 60, da un coro di quattro voci maschili. Fu grazie all’impulso del Sacerdote Salvatore Fadda di Norbello e grazie alle sue capacità e alle sue conoscenze che furono messe in pratica le sollecitudini del Motu proprio di Pio X, ispirate dal Movimento Ceciliano, che mirava ad imporre il canto gregoriano come canto proprio della liturgia cattolica. “Preide Fadda”, infatti, nel corso dei suoi nove anni di reggenza (1920-1929) della nostra parrocchia, formò, nella Schola cantorum parrocchiale, i coristi storici Chiccu Tatti, suonatore di armonium e cantore, Buricu Pinna, Zuseppe Cossu e Miminu Crobu, che in seguito rappresentarono il punto di riferimento per diversi altri come Pasqualinu Tatti, figlio di Chiccu, Tanu Deiana, Nicolinu Urru, Buricu Loi, Zuannantiogu Pinna e altri rimasti meno famosi.

E’ altrettanto vero però che il succitato Sacerdote trovò terreno fertile nel nostro paese, dove si praticava diffusamente il canto gutturale “a cuntzertu” anche in chiesa, secondo le testimonianze raccolte da alcuni anziani. Uno di loro, Giovannantioco Pinna ha affermato, nel corso di un’intervista, che i cantori che eseguivano i canti in chiesa erano gli stessi che nel corso delle feste e altre ricorrenze cantavano a tenore. Ne era riprova, per esempio, Tziu Chiccu Tatti che fu un grande cantore sia di canti sacri che profani. In tempi più recenti ci fu la trasmissione della tecnica di esecuzione di alcuni canti liturgici quali Kyrie, Sanctus ed Agnus Dei da parte di Bore Pisanu a Filippo Lai, Angelo Carta e Angelo Zaru.

Che ad Ardauli fosse storicamente praticato il canto a tenore è attestato anche dal Casalis nel suo “Dizionario geografico – storico – statistico – commerciale degli Stati di S.M. Il Re di Sardegna” che a proposito di Ardauli riporta: “Si balla all’armonia del canto in versi maggiori…” . Numerose sono state poi le testimonianze raccolte anche da parte di anziani cantori, come pure i tentativi, senza risultati tangibili, di formare gruppi di canto nel corso degli anni.

Storicamente alla base dell’abbandono di questa espressione musicale vi è l’avvento dell’organetto diatonico, che ebbe ad Ardauli diversi cultori a partire dai primi decenni del 900, ed in seguito l’emigrazione. Molte persone restarono comunque legate a lungo all’armonia delle voci gutturali e sono rimasti impressi, nella memoria di quelle più anziane, i balli in piazza eseguiti in uno o due cerchi concentrici, che giravano in senso contrario, di “Su intibidu” detto anche “Ballu curre curre” il cui ritmo era scandito da “Sa ‘oghe” accompagnata da “Su bassu”, “Sa contra” e “Sa mesu ‘oghe”.

Risale al periodo di transizione tra le due forme di accompagnamento delle danze un fatterello che mi fu riferito dai miei genitori. Arrivarono, durante il carnevale, quasi in contemporanea, nella vecchia Piazza Caduti, “Pratz’e propaganda”, due gruppi di persone, uno dei quali contava, per l’accompagnamento delle danze, sull’ organettista Tziu Juanni Carta “Perlei”, mentre l’altro gruppo preferiva che tali danze venissero accompagnate dal tenore. Le due fazioni non si misero d’accordo e ne scoppiò una rissa furibonda.

Attualmente solo poche persone, tra cui i cantori del gruppo “S’intibidu”, hanno padronanza delle tecniche di questo canto, la cui “moda” o “trazu” prevedeva un canto lineare detto “a poesia a s’ardaulesa”, l’accompagnamento alle danze “su passu”, “su bicchiri” e “s’intibidu”, e “sos muttos”.

Un’ultima forma di canto polivocale erano anche le nenie funebri , “s’attitu” , dal momento che le persone presenti alla nenia riprendevano all’unisono l’ultimo verso cantato da “Sattitadora” e chiudevano con l’interiezione “coro meu” .

 


 

Cocco Giuseppe